Sfide con il marketing degli influencer

Al giorno d’oggi il cosiddetto Influencer Marketing sta concentrando su di sè tutte le attenzioni in termini di comunicazione online. Tuttavia, per avere successo bisogna stare attenti all'approccio da usare e prestare attenzione ad ogni dettaglio. I principali punti di conflitto riguardano i seguenti aspetti:

sfide influencer marketing

TROVARE

Prima di iniziare la ricerca, è molto importante definire il tipo di influencer di cui abbiamo bisogno, valutando non solo le celebrità, ma anche i micro-influencer e gli influencer di tutti i giorni (che hanno meno reach ma possono generare un impatto più potente a livello personale).

Trovare i giusti influencer per un'azione specifica è solitamente uno pilastri che determinerà il successo o il fallimento delle azioni di questo tipo. In primo luogo, bisogna concretare i nostri obiettivi al fine di cercare i giusti influencers, evitando di perdere tempo e fatica adattando poi una campagna per lavorare con un influencer specifico.

Come sottolinea Reachbird, a volte è frustrante trovare persone con un profilo adatto e scoprire in seguito che le loro aspettative economiche sono eccessive, che già lavorano con un prodotto della concorrenza o che sono semplicemente troppo occupati. La ricerca nei social network del marchio stesso invece, può essere un esercizio sorprendente con il quale è possibile evitare questo tipo di inconvenienti e trovare influencer che hanno già una relazione con la brand.

Altre fonti ben note sono poi le banche dati o le agenzie specializzate. Tuttavia, indipendentemente dalla fonte, non bisogna dimenticare chi si vuole raggiungere in realtà con la nostra azione. Può capitare infatti che l'influencer perfetto abbia un pubblico inadeguato, ragion per cui i follower di ogni candidato devono essere un altro fattore da tenere in considerazione durante la selezione.

CONVINCERE

Bisogna sapere che i consumatori in realtà sono già aperti a ricevere i messaggi delle brand e in molti casi li cercano attivamente. A loro piace essere informati, vogliono sapere di più rispetto ai loro amici e conoscere opinioni diverse, perché il consumatore odierno, alla fine, sta diventando un esperto. Quello che bisogna fare come brand è facilitare il loro percorso verso informazioni concrete e convincerli con una comunicazione creativa e autentica.

Per queste ragioni è di vitale importanza che il messaggio non passi inosservato nell’oceano di internet e che i contenuti offerti siano sufficentemente differenziati rispetto ad altre comunicazioni pubblicitarie che possono confondere il consumatore. Ciò si ottiene stabilendo una vera relazione tra il marchio e l'influencer con l’obiettivo di costruire contenuti basati su esperienze reali. In questo modo, il messaggio sarà veramente credibile, perchè non solo il consumatore ha testato il prodotto, ma lo apprezza e lo raccomanda sinceramente.

MISURARE

Misurare i risultati delle azioni di marketing con influencer è essenziale. Dimenticare questo passaggio è uno dei più grandi errori ,perché non è sufficiente vedere il messaggio pubblicato nei Social e i likes che aumentano. Misurare l'efficacia dell’influencer e del suo messaggio per calcolare il ROI e quantificare qual è il vero beneficio del rapporto, permette di prendere decisioni migliori in futuro, per cui è importante destinare una parte degli sforzi per definire quali sono i KPI da seguire durante e dopo l'azione.

Storytelling fatti più in là: arriva l'era dello Storydoing

Raccontare una storia non basta più, bisogna farla vivere: le aziende di oggi devono includere i consumatori nelle proprie dinamiche di marca, coinvolgendoli in esperienze uniche. Ecco il tema più dibattuto del momento.

Storydoing

Che un’azienda debba avere una storia da raccontare è ormai senza ombra di dubbio. Lo storytelling è diventato negli ultimi anni un vero e proprio diktat per i brand di qualsiasi settore, spinti a definire accuratamente il proprio racconto di marca e a diffonderlo attraverso la rete. Senza storia non c’è strategia, si dice. E senza strategia non si raggiungono i consumatori. È lapalissiano. Eppure, negli ultimi anni, i social network si sono riempiti di parole, di racconti e di aneddoti certamente interessanti ma a volte artificiosi, costruiti a tavolino attorno al target e privi di genuinità.

Il risultato è un crescente disinteresse da parte dei consumatori, intontiti da troppe informazioni che, seppur affascinanti, rimangono distanti dal mondo reale. Per questo motivo, secondo alcuni esperti internazionali, l’era dello storytelling sta lasciando il passo a quella dello storydoing. Ma di che si tratta? Posto che avere una storia rimane fondamentale, la domanda da porsi ora non è più attraverso quali canali raccontarla, ma attraverso quali canali farla vivere ai consumatori. L’attenzione delle aziende si sposta dunque sull’esperienza di consumo, sull’inclusione dei consumatori nella propria storia.

Si tratta questo di un passaggio epocale nella storia del marketing: non si parlerà più di Storytelling Companies, ma di Storydoing Companies. Per attirare i consumatori di oggi, le aziende devono da un lato avviare un processo di democratizzazione al proprio interno, “abbassandosi” al livello dei consumatori, dall’altro devono cercare di elevare la vita quotidiana delle persone facendole entrare nelle proprie dinamiche di marca. Inclusività, esperienza e relazione coinvolgente saranno i tre concetti che muoveranno il marketing del futuro.

trnd aiuta le aziende a coinvolgere i consumatori nelle proprie strategie di marca. Per scoprire come clicca qui

Come distinguersi dalla folla

Perché un consumatore si innamora di un brand? Esiste ancora la fedeltà al marchio? La percezione che i consumatori hanno di un brand/prodotto è connessa alla realtà che vivono ogni giorno. Per distinguersi dalla folla bisogna tener conto di questa realtà e lavorare su di essa.

distinguersi dalla folla

Ormai il numero di brand presi in considerazione dal consumatore nella decisione di acquisto sono aumentati considerevolmente rispetto a 10 anni fa. Spesso l’acquirente inserisce una sorta di “pilota automatico” che lo porta a comprare prodotti sulla base di esperienze precedenti con gli stessi o con i marchi, più che per fedeltà.

Per un brand è importante impostare una strategia di marketing che lo faccia notare e scegliere dal consumatore. Al riguardo, Bayron Sharp - nel suo libro “How brands grow” - identifica nel Mass Marketing la soluzione per raggiungere i consumatori di una certa categoria di prodotti indiscriminatamente, focalizzando gli sforzi su due fattori:

Disponibilità fisica: massimizzare la distribuzione per garantire che i prodotti siano facilmente acquistabili
Disponibilità mentale: creare dei forti asset iconici legati al prodotto/brand e comunicarli in modo costante e distintivo così che possano legarsi alla memoria dei consumatori

Una grande presenza sul mercato e una forte identità visiva sono certamente elementi importanti ma non bisogna dimenticare di confrontarsi con la realtà, con ciò che accade ad ognuno di noi nella vita di tutti i giorni. Uno studio Nielsen dimostra infatti come la pubblicità più credibile venga direttamente dalle persone che conosciamo e di cui ci fidiamo: l’83% degli intervistati, a livello globale, afferma di fidarsi delle raccomandazioni degli amici e della famiglia. Persone reali, dunque, a loro vicine. Ma la fiducia non si limita solamente a questa cerchia ristretta: il 66%, infatti, dice di fidarsi delle opinioni dei consumatori pubblicate online, che non conosce quindi personalmente.

Sono le esperienze reali che formano la percezione che un consumatore ha di un particolare prodotto o brand. La sfida è perciò quella di conoscere i propri consumatori ed incorporarli nella propria strategia di marketing. Informando, educando le persone e fornendo loro strumenti quali campioni da testare, contenuti esclusivi, vicinanza al brand, …, è possibile ottenere un fruttuoso passaparola. Lavorando sull’awareness e migliorando contenuti e qualità delle conversazioni circa un particolare prodotto/brand, si va automaticamente a modificare la percezione che ne hanno i consumatori, aumentando le probabilità che quel prodotto/brand si distingua dalla folla.

trnd lavora in questa direzione, aiutando i brand a crescere grazie all'identificazione, educazione ed attivazione di consumatori che amano lavorare con i marchi per aiutarli nella loro strategia di marketing.

La scelta del brand, reputazione vs raccomandazione.

Un’indagine Ipsos rivela le differenze generazionali nel rapporto che i consumatori instaurano con i brand. Millennials e Boomers, quali sono i criteri sui quali basano le proprie scelte di acquisto?

Raccomandazione vs reputazione

L’acquisto di un prodotto è il risultato di una serie di valutazioni che coinvolgono gli aspetti più vari. Uno di questi è certamente la relazione che il brand è riuscito ad instaurare coi consumatori, così come emerge dalla ricerca che Ipsos ha condotto a livello globale per comprendere l’impatto delle marche sulla nostra vita quotidiana (studio “Most Influential Brand 2017”), ponendo attenzione anche alle differenze generazionali.

Secondo Ipsos, sono 5 i fattori chiave che determinano l’influenza di una marca sulla vita quotidiana dei consumatori:

1) engagement (coinvolgimento)
2) leading edge (innovazione, capacità di far tendenza)
3) trust (fiducia, affidabilità)
4) corporate citizenship (impegno e ruolo sociale)
5) presence (presenza)

Dall’indagine condotta emerge un’interessante differenza, in questo, fra i Millennials (consumatori del futuro, da conquistare e fidelizzare già a partire dalle prime scelte compiute) e i Boomers (target con la più ampia capacità di spesa, custodiscono la memoria storica delle marche e, per questo, mantengono con esse relazioni altamente emozionali).

Se infatti per i Millennials i primi fattori discriminanti nella scelta del brand sono il coinvolgimento e la propensione all’innovazione, per i Boomers ciò che conta di più sono invece la fiducia e l’impegno/ruolo sociale.

Considerando invece i criteri di selezione dei prodotti, i Millennials sono più sensibili al prezzo e alle recensioni/raccomandazioni di famiglia, amici ed esperti mentre i Boomers attribuiscono maggior valore alle marche e alla loro genuinità, prendendone in considerazione la reputazione.

Ogni giorno ognuno di noi interagisce con una pluralità di marche e queste esercitano su ciascuno un impatto diverso, a seconda delle nostre caratteristiche personali e delle loro peculiarità." ha commentato Jennifer Hubber, CEO Ipsos Italia, continuando: "“Dall’indagine di quest’anno sono emerse evidenze chiave nell’approccio delle diverse generazioni alle marche".

Per riuscire a polarizzare l’interesse dei consumatori e ad instaurare con essi un rapporto intenso e duraturo è quindi importante per i brand tenere sempre in considerazione i tratti che caratterizzano il proprio target. È altresì importante che i consumatori rivestano un ruolo da protagonista nelle azioni di marketing e ascoltarli, per conoscerli al meglio, risulta essere per le marche la strategia vincente.

Human to Human Marketing: il potere dell'umanità.

L’azienda che davvero vuole “arrivare” ai consumatori, e capire i loro bisogni, deve mostrarsi nella sua imperfezione, puntando alla semplicità e all’empatia. È ciò che sostiene Bryan Kramer, CEO di PureMatter e uno tra i più importanti influencer al mondo, con la sua teoria dello “Human to Human Marketing”.

Human to Human Marketing

Comunicare è da sempre uno dei bisogni primari dell’uomo. Comunicare e sentirsi ascoltati. Obiettivo del Marketing Collaborativo è proprio quello di aiutare le aziende a mettere al centro della scena il consumatore, con i suoi gusti e le sue opinioni, e ad ascoltare quanto ha da dire sul marchio e sui suoi prodotti preferiti. Ci deve essere dialogo, attivo da entrambi le parti.
Quanto più l’azienda mostra al consumatore il suo lato umano, instaurando un rapporto alla pari, tanto meglio funziona il dialogo e lo scambio arriva in profondità.

Per definire al meglio la loro strategia di marketing, secondo Kramer, è importante che i brand tengano conto delle sei necessità elementari che caratterizzano gli esseri umani. Ad ognuno di questi bisogni deve corrispondere una precisa azione di marketing:

  • L’uomo non è fatto per stare da solo: per essere veramente se stesso ha bisogno di un contesto e di altre persone con cui tessere relazioni, di qualunque tipo. L’uomo ha quindi bisogno di essere connesso a qualcun altro e di sentirsi parte di una comunità.
    Azione #1: creare delle community intorno ai prodotti.

  • Per ogni azione che si compie ci si aspetta una reazione, tanto più se questa azione ha richiesto impegno e sforzo. In questi casi ciò che ci si aspetta è un riconoscimento che dia significato a quanto fatto e che stabilisca un contatto più forte e duraturo tra le parti.
    Azione #2: prendersi cura dei propri consumatori e dimostrarsi presenti.

  • La diversità, la varietà, l’ignoto aiutano le persone a sentirsi vive e a non annoiarsi. Sono spesso un modo per fuggire dalla quotidianità e per sperimentare qualcosa di nuovo.
    Azione #3: regalare emozioni ai consumatori.

  • È però importante per l’uomo anche sentirsi al sicuro e sapere di poter contare su qualcuno di fidato nel momento del bisogno.
    Azione #4: costruire un rapporto di fiducia e mostrarsi affidabili.

  • Nei secoli l’uomo si è evoluto e continuerà a farlo, spingendosi oltre i propri stessi limiti. Le persone vogliono crescere, imparare, migliorare.
    Azione #5: proporre informazioni utili e contenuti interessanti.

  • Siamo tutti interconnessi, in svariati modi e tempi ed è gratificante sapere che una nostra azione è di aiuto per qualcun altro. Abbiamo tutti bisogno di sapere che c’è un senso in ciò che facciamo e che, nel farlo, non siamo soli.
    Azione #6: coinvolgere i consumatori e far sapere quanto è utile il loro contributo.

Fare marketing con le persone, ecco il vero cambiamento. Quando il brand è autentico, aperto e trasparente, quando vede l’essere umano insito in ogni consumatore e si appella a quella umanità, quando riesce a coinvolgere le persone, ad incuriosirle, interessarle, stupirle, quando crea connessioni nuove, quello è il momento in cui lo scambio avviene da umano a umano. E il Marketing Collaborativo ne è un esempio.

trnd goes to… ProdottoFood 2017

Il 16 febbraio si è tenuta la terza edizione del premio ProdottoFood organizzato dalla rivista FoodMatch presso la sede del Gruppo 24Ore di Milano. trnd era presente, ecco com’è andata!

Milvia Bonvicino Milvia Bonvicino (a destra) intervistata da Francesca Zecca, giornalista di FoodMatch

Tema di questa edizione del premio, dedicato alle aziende operanti nel settore food&beverage, è stato “Fast digital Consumer Goods – L’innovazione digitale rivoluziona il largo consumo.”

L’evento è stato incentrato sul tema dell’innovazione digitale e sul suo impatto sul largo consumo. A questo proposito sono state presentate alcune strategie di successo di aziende come Carrefour, Nielsen, Fico Eataly World e JDA Software.

Ma soprattutto, è stata anche l’occasione per presentare alcune realtà che offrono soluzioni digitali e di marketing a supporto delle aziende: come trnd. A presentare il nostro Marketing Collaborativo è stata Milvia Bonvicino, Managing Director di trnd Italia, che davanti a una platea composta da oltre 300 rappresentanti di aziende del settore food&beverage ha raccontato i successi delle campagne svolte insieme ad aziende del settore. Inoltre, trnd è stata presente al convegno anche con uno stand informativo, in cui sono stati distribuiti i materiali dettagliati sul Marketing Collaborativo.

Successivamente si è tenuta la premiazione, a cui hanno partecipato 146 aziende alimentari con 262 nuovi prodotti.

L'intervento di Milvia Bonvicino ha riscosso molta curiosità e interesse tra i presenti: del resto, quando si parla di cibo, il passaparola è importantissimo, soprattutto in Italia! E a dimostrarlo è il sondaggio svolto da trnd in occasione di Expo.

Insomma, in un Paese in cui si parla in continuazione di cibo, il passaparola rimane uno degli strumenti più efficaci per rendere più conosciuti prodotti del settore food&beverage.

trnd si fonde con il più grande player europeo per la content communication

Dal 2014 trnd fa parte di Gruner+Jahr, casa editrice leader europea e parte del gruppo Bertelsmann, nella quale ha trovato un partner ideale per potenziare l'offerta relativa al Marketing Collaborativo.

E proprio questa partnership porta adesso trnd verso un ulteriore passo per superare i confini del marketing e fare sempre meglio. Infatti Gruner+Jahr ha deciso di riunire le proprie competenze nell'ambito della content communication e formare, insieme ad altre aziende del gruppo, TERRITORY, il più grande player europeo per la content-driven communication.

TERRITORY mira a creare valore aggiunto per i propri clienti attraverso l'unione di diverse aziende, ognuna esperta in un diverso settore della content communication: TERRITORY Bestseller (sales marketing), TERRITORY Embrace (employer branding e personnel marketing), TERRITORY Media (media planning e purchase), TERRITORY Webguerrillas (digital e social media marketing), HONEY (content campaigning) e naturalmente trnd, leader europeo del Collaborative Marketing. Insieme formano la più grande azienda in questo segmento di mercato, con un fatturato di oltre 130 milioni di euro e 1000 dipendenti in 17 sedi distribuite in 8 paesi.

territory advisory board L'executive board di TERRITORY: da sinistra Soheil Dastyari, Stefan Postler e Sandra Harzer-Kux.

Alla guida di questa nuova azienda dall'enorme offerta e potenziale ci sono il CEO Soheil Dastyari, finora Publishing Managing Director di Gruner+Jahr in Germania, affiancato da Sandra Harzer-Kux, finora CEO di Corporate Editors (Gruner + Jahr), e Stefan Postler, ex CEO di Medienfabrik Gütersloh (Bertelsmann).

"La content communication è un'area in continua crescita, sia da Gruner + Jahr che nel resto del settore: la nuova azienda TERRITORY offre servizi di qualità superiore e tutti i vantaggi di un leader di mercato." afferma Stephan Schäfer, Chief Product Officer di G+J.

Content to Results
"Il nostro obiettivo è diventare il miglior partner possibile in tutti i casi in cui il contenuto abbia un'influenza cruciale per il successo di un'azienda. E vogliamo farlo producendo contenuti che portano a dei risultati. Per questo parliamo di 'Content to Results'." afferma il CEO di TERRITORY Soheil Dastyari.

"Negli ultimi anni abbiamo avuto l’opportunità di conoscere meglio il team Gruner + Jahr e il gruppo Bertelsmann e li abbiamo apprezzati come partner ideali per trnd. Siamo convinti che questa nuova partnership con TERRITORY rappresenti un ulteriore passo in avanti per fornire un servizio ottimale ai nostri clienti: dai contenuti ai risultati", affermano Milvia Bonvicino e Dennis Stundl, Managing Directors di trnd Italia.

Una rete internazionale
TERRITORY conta già sedi ad Amburgo, Gütersloh, Berlino, Bochum, Bonn, Leverkusen, Monaco di Baviera, Parigi, Amsterdam, Budapest, Praga, Barcelona, Milano e Londra. Grazie all'integrazione con trnd e all'appartenenza ai gruppi Gruner + Jahr e Bertelsmann, l'azienda ha accesso ad una rete internazionale e può perciò offrire ai propri clienti un reach globale con una gestione dei servizi in loco.

L’importanza di una strategia di marketing integrato

Il successo di un’azione di marketing sta nell'essere prevista all'interno di una strategia di marketing globale e multicanale. Perché? Vediamolo insieme.

Marketing Integrato

Un fenomeno molto comune tra le aziende è quello di abbandonare i propri consumatori una volta lanciato un messaggio pubblicitario. La speranza infatti è che, dopo aver comunicato il messaggio (tramite pubblicità o attività di marketing varie), i consumatori se ne facciano automaticamente portatori, diffondendolo nella vita reale. Sarà invece necessario supportare i consumatori in questa fase, aiutandoli a trasformarsi in ambasciatori di quel messaggio grazie a una campagna di Marketing Collaborativo. Ma come?

Innanzitutto, il Marketing Collaborativo si occupa di avvicinare quel messaggio alla vita reale delle persone, traducendolo secondo il linguaggio comune. Avete mai sentito parlare qualcuno utilizzando le stesse parole dei messaggi pubblicitari? No, vero? I consumatori traducono automaticamente gli spot pubblicitari nel loro linguaggio, ed è proprio quello che fa il Marketing Collaborativo.

Inoltre, quest’ultimo offre tutti gli strumenti per poter diffondere nel modo più efficace il messaggio, rivolgendosi a target precisi e stimolando il passaparola offline come l’attività online, a seconda degli obiettivi dell’azienda. Si inserirà nella strategia di comunicazione dell’azienda, amplificando l’awareness e l’informazione su un determinato prodotto, raccontandone la storia ed educando i consumatori. E tutto questo contribuirà a creare una strategia di marketing integrata, in cui le varie attività (pubblicità, visibilità online, guerriglia marketing, ecc.) si completano a vicenda.

Lasciare sola un’azione di marketing significa vanificare gli sforzi e gli investimenti intrapresi per realizzarla. Perché correre questo rischio?

Il consumer activism

La fiducia nei brand si sta assottigliando sempre di più. A dimostrarlo è una ricerca di Young & Rubicam e Edelman, che riscontra un netto declino della fiducia dei consumatori negli ultimi 20 anni. Ma qual è la causa di questa tendenza?

Consumer Activism

Il motivo è semplice. Le persone hanno capito i meccanismi dei messaggi corporate e l’ingannevolezza della pubblicità, dando così inizio a un vero e proprio “consumer activism”, l’attivismo dei consumatori.

La globalizzazione e la diffusione di internet hanno favorito la nascita di alcune community globali, composte da consumatori e dedicate alla discussione e alla condivisione di idee su brand, prodotti e servizi (un esempio è la piattaforma Reddit).

I consumatori iniziano dunque a far sentire la propria voce, aggregandosi su internet, proprio come secoli fa i cittadini si radunavano per farsi ascoltare da re, principi e governi. E proprio come questi ultimi, spaventati dalla voce dei cittadini, reagiscono le aziende, che spesso preferiscono tapparsi le orecchie andando avanti per la propria strada, senza riconoscere il valore di opinioni e feedback sinceri.

Se però i governi potevano sopravvivere senza il consenso del popolo, reprimendolo, lo stesso non vale per le aziende. Senza la benevolenza dei consumatori infatti, le aziende non venderebbero più i propri prodotti. Il dialogo, l’ascolto e la comprensione diventano quindi elementi fondamentali per il successo dell'azienda. Per questo è necessario includere, nel proprio Marketing Mix, anche strategie utili ad ascoltare la voce dei consumatori.

trnd ha pubblicato un ebook ricco di suggerimenti su come iniziare un dialogo con i consumatori: scaricalo qui!

Il Marketing Collaborativo racchiuso in un libro

È online da qualche giorno il primo ebook sul Marketing Collaborativo di trnd, scritto da Maria de Filippo e Valentina Lonati in collaborazione con Mediatyche Srl e illustrato da Francesca Sgrazzutti.

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Nel panorama marketing del attuale si parla sempre di più della figura del consumatore e della sua evoluzione in “ConsumAttore” sempre più propenso ad assumere un atteggiamento attivo e partecipativo nei confronti delle aziende rispetto al passato. È il consumatore che vuole essere ascoltato dalle aziende e che vuole aiutarle a sviluppare prodotti più in linea con le esigenze comuni. Ma spesso le aziende non sanno come utilizzare in modo pratico questo enorme potenziale dei propri clienti.

Per questo motivo trnd, forte di 11 anni di esperienza nel campo del Marketing Collaborativo, ha raccolto in un ebook consigli pratici su come avviare un vero dialogo con i propri consumatori, oltre a esempi di case study di successo dal mercato italiano e internazionale. Nasce così “Il futuro del marketing ha un cuore antico”, un vero e proprio viaggio alla scoperta del Marketing Collaborativo.

L’ebook è stato presentato ufficialmente il 12 ottobre al TAG Calabiana di Milano. All’evento, moderato da Marta Mainieri, ideatrice di Collaboriamo!, erano presenti Milvia Bonvicino, Managing Director di trnd Italia; Monica Manara, Product Manager di Cloetta Italia Srl, che ha portato una testimonianza della campagna effettuata con il brand MyDietor e per il quale sono state sviluppate due campagne di Marketing Collaborativo sul sito trnd.it nel 2015 e nel 2016, e Gabriele Troilo, Professore Associato di Marketing presso l’Università Luigi Bocconi di Milano, il quale ha commentato da un punto di vista accademico i temi relativi al Marketing Collaborativo.

L’ebook “Il futuro del marketing ha un cuore antico” può essere scaricato gratuitamente dal sito trnd.
Buona lettura!

Il successo della campagna trnd con Vernel Max in un video di case study

Come raggiungere 500.000 consumatori? E come trasformarli in veri e propri aiutanti del brand? Scopri come trnd è riuscita a stimolare awareness, generare trial e coinvolgere migliaia di consumatori durante la campagna di Collaborative Marketing insieme a Vernel Max realizzata nel Regno Unito.

trnd Collaborative Marketing Campaign - Vernel Max - Case Study from trnd on Vimeo.

Italiani campioni del Marketing Collaborativo

Parlare e collaborare? Sono due attività che gli italiani sanno fare molto bene. Parola di sociologi ed esperti, che guardano all’Italia come il terreno più fertile per lo sviluppo dei processi collaborativi alla base delle nuove tecniche di marketing.

Agli italiani piace chiacchierare, si sa. E il rito della chiacchiera, magari davanti a un caffè o a un piatto di pasta, coinvolge le più svariate tematiche, dal gossip fino ai prodotti di consumo e i servizi. Ma quella che a uno sguardo superficiale può sembrare una simpatica caratteristica del popolo italiano ha delle radici più profonde: in un’intervista sul successo italiano del Marketing Collaborativo, il sociologo Enrico Finzi l’ha definita “estroversione socializzante”, ovvero la necessità e volontà di noi italiani di socializzare, conoscere e aiutare il “vicino”. È proprio questa peculiarità a rappresentare l’elemento che rende noi italiani i perfetti “free ambassadors”, ossia ambasciatori volontari e senza scopo di lucro di brand e prodotti.

Il passaparola come fenomeno “mediterraneo”
Il successo “mediterraneo” del Marketing Collaborativo è al centro della riflessione di Finzi, il quale mette in evidenza la connotazione “mediterranea” del passaparola, motivata dal gusto di visibilità e socievolezza tipico dei popoli mediterranei e degli italiani in particolare. In questo contesto può essere spiegata la popolarità del Marketing Collaborativo in Italia, confermata anche da un sondaggio effettuato nell’agosto 2015 tra i membri della community trnd, che ogni giorno hanno a che fare con i più diversi progetti di altrettanti brand. Su 2.748 intervistati, l’84 percento afferma di amare i progetti di Marketing Collaborativo e passaparola di trnd proprio per la possibilità di raccogliere le opinioni e le impressioni dei propri amici, agendo da veri e propri ricercatori di mercato e ambasciatori di prodotto.

La volontà degli italiani di partecipare e collaborare, esprimendo la propria opinione e facendo passaparola, può trasformarsi in un potente strumento di marketing: sono tanti i consumatori disposti ad aiutare i brand a rendere i propri prodotti e servizi più conosciuti e ancora migliori. Il motivo è semplice: secondo Finzi, noi italiani siamo antropologicamente dei “chiacchieroni”, amiamo la visibilità, ci piace apparire, siamo presenzialisti, narcisisti e vogliamo occupare la scena.

L’influenza della rete
Ad aggiungersi a questa tipicità degli italiani è il fenomeno della crescente presa di potere del consumatore, che ama esprimere la propria opinione su qualunque argomento. La rete oggi dà la possibilità a tutti di esprimere liberamente il proprio giudizio su tutto ciò che si vuole. Anche se questo può risultare caotico e talvolta fastidioso, permette però ai consumatori di esprimere le proprie passioni, ad esempio per uno sport, un hobby o per una marca, costruendo così la propria community sociale e diventando quindi “free ambassador”. Un esempio calzante è quello di Apple: tutti noi abbiamo almeno un amico fanatico del brand che ha tentato di convincerci che i prodotti Apple sono assolutamente migliori di qualunque altro. In quel momento il nostro amico si è comportato da ambasciatore gratuito per il brand che ama. L’evoluzione del consumatore moderno, insieme allo spirito chiacchierone degli italiani, costituisce un mix interessante che può essere trasformato in un efficace strumento di marketing. Ma come farlo? La risposta è nel Marketing Collaborativo, che prevede un pieno coinvolgimento dei consumatori nelle dinamiche dell’azienda, dalla creazione di prodotti sempre migliori e in linea con le trasformazioni delle esigenze quotidiane, alle attività di marketing, come il passaparola sul prodotto.

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L’engagement come nuova moneta del marketing

Engagement: quel sottile e indissolubile legame tra brand e consumatori che trasforma questi ultimi in leali ambasciatori delle aziende. Vediamo quali sono le leve da spingere per creare una strategia di engagement di successo.

Aziende e consumatori

Il dialogo

Per decenni il consumatore è stato trattato come un soggetto il cui ruolo è semplicemente quello di “consumare” un prodotto. L’unico obiettivo delle aziende era quello di utilizzare i media per convincere i consumatori ad acquistare un prodotto, e questo bastava. Oggi quello che desiderano i consumatori è dialogare con le aziende, esprimere la propria opinione e, soprattutto, essere ascoltati, vedendo i propri suggerimenti messi in pratica.
In questo dialogo, l’azienda si mette sullo stesso piano del consumatore, comunica il proprio prodotto in modo sincero, per quello che è, senza esaltazioni né slogan pubblicitari. Il consumatore è così libero di formarsi un’opinione sul prodotto senza condizionamenti esterni, dando il proprio feedback all’azienda. La lealtà del brand viene corrisposta da altrettanta fiducia e trasparenza.
Se infatti un consumatore si è sentito coinvolto nello sviluppo di un’idea, è più probabile che quell’idea la acquisti e che quindi ne diventi fedele.

La collaborazione

Lo step successivo al dialogo è quello della collaborazione: includere i consumatori nelle strategie di marketing aziendali e utilizzare i loro spunti, la loro energia e le loro idee per il marketing aumenta i livelli d’engagement in maniera esponenziale.
Il modo più efficace per farlo sono le metodologie collaudate di Marketing Collaborativo, all’interno del quale i brand e i consumatori lavorano fianco a fianco in un circuito chiuso detto feedback system: un sistema stabile che rappresenta un vantaggio per entrambe le parti. I consumatori si divertono a dare sostegno alle loro marche preferite poiché in questo modo potranno disporre di prodotti sempre migliori. Dal canto loro, le marche risparmiano sui costi, costruiscono un grande team di Assistenti Marketing, aumentano le vendite e si preparano al marketing del futuro. Trasformare i consumatori in parte attiva del marketing sarà infatti la chiave di successo del futuro. Già oggi i consumatori possono e vogliono assumersi alcuni compiti come, per esempio, far conoscere i prodotti grazie al passaparola sia online che offline, creare contenuti online o aiutare nello sviluppo di nuovi prodotti.

La risorsa più preziosa

Nell’ottica di aumentare l’engagement dei consumatori, la creazione di un dialogo costruttivo e di una collaborazione alla pari, incentrata sullo scambio reciproco, deve dunque rappresentare la priorità. Solo in questo modo il consumatore potrà sentirsi coinvolto nelle decisioni e nel processo produttivo di un’azienda, ricambiando con fedeltà e fiducia. Proprio da qui parte il Marketing Collaborativo di trnd e la sua collaborazione tra consumatori e aziende.
Perché, al di là di tutte le strategie marketing, non bisogna dimenticarsi che sono proprio loro, i consumatori, la risorsa più preziosa di ogni brand. Mettendo nelle loro mani alcune attività di marketing, non solo li si motiverà ed entusiasmerà, ma si aumenterà l’efficacia stessa di queste attività, proprio perché partirebbero da coloro a cui sono destinate.

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Fidelizzare i consumatori? Il miglior modo per farlo è attraverso le brand community.

Coinvolgere i consumatori e interagire con loro è un elemento fondamentale del marketing odierno. Ma come farlo in modo efficace? La risposta sta nelle brand community.

Brand Community

Che i social network non offrano strumenti per un’interazione vera con i consumatori è ormai cosa nota. Oggi, sono le brand community a rappresentare il mezzo più efficace per fidelizzare i consumatori e collaborare con loro. Il Marketing Collaborativo è quella tipologia di marketing che permette alle aziende di entrare in contatto con i consumatori proprio attraverso la creazione di community attorno al brand.
Ecco le ragioni per investire in una brand community:

Per sfruttare le potenzialità del proprio CRM
Spesso le aziende hanno migliaia di contatti all’interno del proprio CRM, ma non sanno come utilizzarli al meglio. Integrando il CRM a una brand community sarà possibile ottenere ulteriori informazioni sui clienti, profilandoli in modo accurato e coinvolgendoli in attività di engagement. Sentendosi coinvolti e ascoltati, i consumatori diventeranno dei veri e propri collaboratori dell’azienda, offrendo il proprio supporto attraverso feedback, consigli e passaparola.

Per assicurarsi un maggiore ritorno degli investimenti (ROI
Coinvolti nel modo giusto, i membri della community generano non solo passaparola, ma anche contenuti autentici e credibili sul web. Si tratta di preziosi stimoli per lo sviluppo di nuovi prodotti, ma soprattutto di un elemento importante che contribuisce all’aumento delle vendite. Si stima infatti che le recensioni positive su un prodotto portino a un aumento in media del 30% delle vendite.

Per creare una vera connessione con i consumatori
L’87% dei consumatori vuole un rapporto più stretto con i propri brand preferiti e solo il 17% pensa di averlo già ottenuto. Venire incontro alle esigenze dei consumatori creando delle community capaci di interagire con loro diventa quindi indispensabile. Ascoltare la voce dei consumatori e modificare il proprio percorso di conseguenza è il primo passo per sviluppare prodotti e servizi di successo.

Per superare la falsa interazione con i consumatori offerta dai social network
Ormai lo sanno tutti: la maggior parte dei post sui social network raggiunge solo una frazione (2%) dei follower della pagina. Inoltre, solo lo 0,2% di chi ha visualizzato il post condivide il contenuto. Mettere un “like” a una pagina infatti, non significa essere disposti a interagire col brand.

Per provare il marketing del futuro
Collaborare con i propri consumatori significa essere sempre aggiornati sui loro desideri e sulle loro aspettative, realizzando prodotti in linea con le esigenze comuni e quindi di successo. Incoraggiando il dialogo con i consumatori e ascoltando le loro opinioni è possibile creare un rapporto reciprocamente vantaggioso, che rappresenta il presupposto per il marketing del futuro. Se non si è ancora intrapreso questo percorso, è bene iniziare presto: i consumatori sono sempre più consapevoli e solo coinvolgendoli davvero si può creare quella fiducia che porta al successo del brand.

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La collaborazione con i consumatori aumenta le vendite

Comprare un prodotto dopo aver chiesto consiglio ad un amico. Scegliere un ristorante perché un collega ci è già stato e ce ne ha parlato bene. Indirizzare un conoscente su un sito per acquisti online piuttosto che un altro perché lo abbiamo provato e ci è piaciuto. Il passaparola, ieri come oggi, influenza le decisioni d’acquisto.

trnd consumatori incremento vendite

Episodi di passaparola intorno a prodotti o servizi, comunissimi nella vita di ognuno di noi, non sono altro che un riflesso del fenomeno dei brand ambassadors, per cui consumatori appassionati fanno pubblicità ad un brand in maniera del tutto spontanea e gratuita, semplicemente perché ne sono fan e ne apprezzano le qualità. Ma le aziende si sono mai chieste come questo potenziale può aiutarle ad incrementare le vendite di un prodotto?

La risposta viene ancora una volta dal Marketing Collaborativo, che mette i consumatori al centro delle strategie aziendali. Dai risultati di un’analisi Nielsen svoltasi nel 2012 su 11 diverse campagne trnd è stato calcolato che per ogni euro investito il ritorno è di quasi 4 volte superiore, ovvero di 3,93 euro. Nel 36% delle campagne il ROI del marketing ha addirittura raggiunto un valore di oltre 5 euro e nel 27% di tutte le campagne questo dato si è attestato a oltre 10 euro.

Il caso Zalando

Questi numeri sono confermati anche da casi pratici di due aziende che hanno scelto il Marketing Collaborativo per i propri prodotti e servizi. Il primo caso riguarda il famoso sito di ecommerce Zalando, che nel 2015 si è affidato ai consumatori per raggiungere diversi obiettivi: rendere più conosciuto il proprio negozio di moda online in Italia, acquisire nuovi utenti e scoprire informazioni utili sul comportamento d’acquisto dei propri clienti. Nella campagna firmata trnd sono stati coinvolti i consumatori che meglio corrispondevano al target group, i quali sono stati “formati” per diventare dei veri e propri assistenti marketing, aiutando Zalando a raggiungere gli obiettivi desiderati: l’azienda ha fatto conoscere il proprio negozio online a 50.000 consumatori, ha acquisito 10.212 nuovi utenti e ha ottenuto numerosi insight sul comportamento d’acquisto dei propri utenti.

Aumento delle visite negli store Yves Rocher

Ma non solo gli store virtuali traggono benefici dalle tecniche del Marketing Collaborativo. Infatti; i consumatori possono far aumentare l’affluenza anche negli store fisici di un brand, incrementandone le vendite. È quello che è successo a Yves Rocher, che nel 2014 si è affidata a trnd per lo sviluppo di una strategia per far aumentare il flusso di clienti all’interno dei propri flagship store in tre grandi città tedesche (Monaco di Baviera, Amburgo e Colonia), facendo allo stesso tempo conoscere la nuova linea anti-età Elixir 7.9 alle consumatrici in target. trnd ha identificato per Yves Rocher 1.500 consumatrici che per attitudini e potenziale word-of-mouth costituivano le perfette ambasciatrici per il brand, con la missione di provare e far conoscere la nuova linea anti-età ad amici e parenti e promuovere tra quest‘ultimi il “loro” punto vendita Yves Rocher.

I risultati non si sono fatti attendere: la campagna ha avuto come effetto un aumento delle visite nei punti vendita Yves Rocher di circa il 13%. Queste visite addizionali nei punti vendita hanno portato ad un incremento delle vendite del 6% nei singoli punti vendita e del 19% per i prodotti della linea Elixir 7.9.

Ancora una volta la collaborazione con i consumatori si è rivelata la chiave vincente del successo di un brand, confermando il Marketing Collaborativo come il marketing del futuro. Se vuoi continuare questo viaggio insieme a noi clicca qui!

La pubblicità più affidabile? Sono (ancora) i consigli degli amici.

A dimostrarlo è il report Nielsen “Global Trust in Advertising”, con l’83% degli intervistati che considera i suggerimenti dei conoscenti la forma di pubblicità in assoluto più affidabile.

Fiducia. Una parola largamente utilizzata in questo momento storico, molto spesso per spiegare i nuovi processi collaborativi alla base della Sharing Economy. Il motivo è semplice: per condividere un viaggio con altre persone o per soggiornare a casa di sconosciuti bisogna assumere un atteggiamento di fiducia verso gli altri. Il boom delle aziende che hanno costruito il proprio modello di business sulla condivisione è un indicatore di quanto la fiducia rappresenti non soltanto un’esigenza comune, ma anche un argomento importante attorno al quale sviluppare nuove strategie marketing.

In fatto di marketing possiamo affermare che è proprio sulla fiducia che si è sempre basata la forma di pubblicità più vecchia del mondo: il passaparola. Uno strumento che si è evoluto nel tempo, ma che rimane ancora oggi il più efficace e apprezzato dai consumatori. A dimostrarlo è il recente report di Nielsen “Global Trust in Advertising”, uscito nel settembre 2015. Secondo un campione di 30.000 consumatori, sparsi in 60 paesi nel mondo, sono i consigli degli amici a rappresentare la forma di pubblicità più affidabile. A pensarlo è l’83% degli intervistati, addirittura l’85% tra i Millennials, la generazione più corteggiata dalle aziende oggi. Un dato che può sembrare quasi anacronistico, data la digitalizzazione della vita odierna e delle interazioni tra le persone. Eppure, non è solo di passaparola “offline” che si parla: il 63% degli intervistati (il 70% tra i Millennials) ripone fiducia anche nelle opinioni degli utenti postate online, al terzo posto tra i ranking dell’analisi di Nielsen.

Dati eloquenti, che dovrebbero far riflettere sull’urgenza di sviluppare nuove strategie marketing attorno al concetto di fiducia, non solo tra i consumatori ma anche tra questi ultimi e le aziende. Se infatti la fiducia tra le persone (amici, conoscenti e parenti) rappresenta il traino più forte nelle decisioni d’acquisto, un altro tipo di fiducia diventa indispensabile nel panorama attuale: quella tra aziende e consumatori. A pensarlo è il Marketing Collaborativo, che ritiene fondamentale una collaborazione alla pari tra brand e clienti. Ma come iniziare a collaborare con i consumatori?

Il dialogo è sicuramente il modo per dare inizio alla collaborazione. Secondo l’esperta di marketing Gea Scancarello, autrice del libro “Mi fido di te”, è fondamentale che l’azienda riesca ad aprirsi ai propri consumatori non solo attraverso un dialogo costruttivo, ma anche attraverso “la condivisione di valori per poter attirare la loro attenzione una volta per tutte.” E un valore importante è quello dell’onestà.

La trasparenza e la sincerità diventano quindi gli elementi più importanti nella creazione di un rapporto di fiducia tra brand e consumatori. In uno scambio alla pari con questi ultimi, l’azienda comunica il proprio prodotto in modo sincero, per quello che è, senza esaltazioni né slogan pubblicitari. Il consumatore è così libero di formarsi un’opinione sul prodotto senza condizionamenti esterni, dando il proprio feedback all’azienda. Alla lealtà del brand viene corrisposta altrettanta fiducia e trasparenza. È proprio da qui che nasce il fenomeno dei Brand Ambassador, quei consumatori talmente appassionati di un brand o di un prodotto tanto da raccomandarlo ai conoscenti attraverso il passaparola. Che, tornando ai dati Nielsen, è la forma di pubblicità più affidabile secondo i consumatori.

Insieme al giornale DailyNet stiamo percorrendo un viaggio alla scoperta del Marketing Collaborativo: segui la pagina dedicata per saperne di più!

Il cinema è pronto per il Marketing Collaborativo?

La campagna multicanale di 20th Century Fox Home Entertainment per la promozione del dvd e Blue-Ray del film “DeadPool” è stata un successo, soprattutto grazie al coinvolgimento diretto degli utenti. Un elemento che indica una nuova tendenza nel settore cinematografico, sempre più pronto ad ascoltare la voce dei fruitori e a iniziare una collaborazione con loro.

Per promuovere il lancio del dvd e Blue-Ray del film Deadpool, basato sull’omonimo personaggio dei fumetti Marvel, la 20th Century Fox ha voluto agire su più fronti, unendo strategie di guerrilla marketing, di social media marketing e ATL. La pianificazione di campagne Facebook e Twitter è stata integrata ad azioni di guerrilla marketing: il doppiatore del film è stato vestito da protagonista del film e ha invaso la filiale di Amazon italiana distribuendo i dvd della pellicola, mentre il video della scena veniva postato direttamente sui social. Proprio su questi ultimi è stata lanciata l’iniziativa “CineSocial”: i follower sono stati invitati il 9 giugno a guardare tutti insieme il film e a commentarlo utilizzando gli hashtag #deadpooldvd e #deadpooldigitale. Tutte le azioni sono state poi accompagnate da campagne promozionali ATL sulla stampa, precisamente sulla Gazzetta dello Sport, quotidiano molto amato dagli uomini, target del film.

Insomma, l’ottima concertazione della strategia multicanale ha dato i suoi frutti. Quello che fa riflettere è il fatto che anche il cinema si stia avvicinando a ottiche collaborative con gli spettatori, chiedendo commenti e feedback sui propri prodotti. La campagna promozionale delle 20th Century Fox può dunque essere inquadrata in un contesto nel quale il coinvolgimento degli utenti finali diventa sempre più importante, proprio come afferma il Marketing Collaborativo.

La domanda quindi è lecita: che anche le produzioni cinematografiche siano pronte a progetti di Marketing Collaborativo? La risposta sembra darla proprio l’iniziativa della 20th Century Fox.

Nessun Ad-Block potrà mai fermare il passaparola

Il recente dibattito sull’Ad-Block ha destato, non a torto, le preoccupazioni dei marketers: solo in Italia, la percentuale di utenti che blocca contenuti pubblicitari online è salita del 117% nel periodo che va da ottobre 2013 ad aprile 2015.

La domanda è semplice: ci siamo mai chiesti perché gli utenti bloccano gli ad? Il motivo principale è che la maggior parte della pubblicità viene percepita come un fastidio, un’esperienza forzata. Quello che i brand dovrebbero invece fare è focalizzarsi su contenuti che gli utenti vogliono e scelgono di vedere attivamente.

Fare marketing con i consumatori

Proporre un approccio collaborativo al marketing è sicuramente una strada che i brand possono intraprendere per coinvolgere gli user in maniera positiva. Ma come farlo? Una soluzione offerta dal Marketing Collaborativo è quella di stravolgere il classico messaggio pubblicitario focalizzato sul prodotto dando spazio alle opinioni e le review dei consumatori: stiamo parlando dei racconti, impressioni e immagini forniti da chi ha utilizzato il prodotto nella vita reale. I contenuti creati in collaborazione con i consumatori acquistano così un significato più profondo, diventando credibili e quindi più interessanti agli occhi degli utenti, proprio perché i protagonisti questa volta sono loro stessi, non più soltanto i prodotti. La strategia quindi non è più quella di pensare ai consumatori come semplice “destinatario” passivo di messaggi pubblicitari, ma piuttosto come parte attiva del marketing.

I consumatori diventano così parte integrante della strategia aziendale, agendo da veri e propri Ambasciatori di un marchio. Questa nuova generazione di ambasciatori viene definita da trnd “Assistenti Marketing”, poiché “lavora” fianco a fianco con i responsabili marketing di un prodotto. Proprio su questo si basa il Marketing Collaborativo. I brand e i consumatori lavorano insieme in un circuito chiuso detto “Feedback System”: questo sistema non solo è più stabile del vecchio top-down, ma rappresenta anche un win-win per entrambe le parti. I consumatori si divertono a dare sostegno ai loro brand preferiti poiché in questo modo potranno disporre di prodotti sempre migliori, mentre le aziende risparmiano sui costi, costruiscono un grande team di “collaboratori”, aumentano le vendite e si preparano al marketing del futuro. Trasformare i consumatori in parte attiva del marketing sarà infatti la chiave di successo del futuro.

Il Futuro del marketing ha un cuore antico

Anche se l’online ha conquistato negli ultimi decenni sempre più importanza nella vita di ognuno di noi, non dobbiamo perdere di vista che la vita reale continua a svolgersi per la maggior parte offline, così come le conversazioni tra consumatori. Una realtà che viene confermata anche da una ricerca del Journal of Marketing Research per cui il passaparola è almeno 10 volte più efficace della pubblicità. È il passaparola, la forma più antica ed efficace di comunicazione, a costituire la chiave del marketing del futuro.

Nelle prossime settimane percorreremo insieme un viaggio alla scoperta del Marketing Collaborativo: segui la pagina dedicata per saperne di più!

Misurare solo i social network? Si perde gran parte della realtà.

I social network stanno migliorando gli strumenti per misurare l'attività dei propri utenti. Una tendenza accolta molto volentieri dai brand, che stanno aumentando i propri investimenti proprio in questo settore. Ma concentrarsi troppo sugli analitycs dei social networks non rischia di tradursi in una strategia di marketing incompleta?

Word of Mouth

Uno dei temi caldi del momento è quello relativo agli strumenti di analisi dei social network.

I CMO stanno investendo in modo significativo nelle strategie volte ad aumentare l’engagement online e questa tendenza è confermata da una stima di eMarketer, che vede la spesa pubblicitaria in questo settore raggiungere i 35 miliardi di dollari nel 2017.
Se però è vero che le conversazioni online sono in netta crescita, i marketers potrebbero rimanere sorpresi dal fatto che sono le conversazioni offline, che avvengono nella vita reale, ad avere una maggiore influenza sulle decisioni di acquisto dei consumatori.

Pertanto, se la strategia di un brand si concentra solo sui social media, verrebbe a mancare una fetta importante della vita quotidiana dei consumatori. Una strategia olistica e multicanale, che comprenda sia le conversazioni online che offline diventa quindi indispensabile. Televisione, pubblicità sulla stampa, social network e Marketing Collaborativo devono quindi interagire supportandosi a vicenda. Il lancio di un determinato hashtag potrà quindi essere comunicato su tutti i canali inseriti nel proprio marketing mix, massimizzando le conversazioni su un prodotto o servizio.

La tendenza vincente del futuro prossimo del marketing sarà dunque quella di frammentare l'investimento su più canali, dando spazio a dinamiche collaborative e di inclusione dei consumatori nelle proprie strategie marketing. Rendere partecipi i consumatori finali e stimolare la loro attività sarà la chiave del successo di un brand.

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3 cose che le aziende dovrebbero sapere sui Millennials

Giovani, determinati e ben coscienti di quello che vogliono, anche in fatto di marketing. Stiamo parlando dei Millennials, i ventenni di oggi, una generazione di consumatori che ha le idee molto chiare sui prodotti ma anche sulle strategie marketing che dovrebbero adottare le aziende. Lo dimostra uno studio condotto da Intrepid, agenzia di ricerche di mercato, e Mr. Youth, agenzia di marketing tra le più innovative del mondo secondo la rivista Fast Company. Ecco 3 cose da sapere sul rapporto tra i Millennials e il marketing.

1) Le pubblicità con le celebrity risultano innaturali e forzate
Se i ventenni apprezzano la pubblicità indiretta delle foto scattate durante la quotidianità dei vip, sono le pubblicità - il classico cartellone pubblicitario con l'attore o la modella di turno - a essere considerate per nulla autentiche e distanti dalla realtà. Lo scatto rubato alla celebrity mentre indossa un particolare paio di scarpe, o mentre acquista in un determinato negozio, è considerato un tipo di pubblicità assai più credibile. Un'opinione che riflette il bisogno di riconoscere anche nei personaggi famosi un volto umano, raggiungibile.

2) Interazione fa rima con attenzione
Nativi digitali, i Millennials sono cresciuti nell'era dei social network e della costante connessione al mondo online. Naturale che la loro attenzione, distratta di continuo dai più svariati stimoli sia online che offline, necessiti di strategie di engagement e inclusione ben precise da parte delle aziende che vogliono attirarla. L'interazione diventa così la chiave principale per incuriosire e stimolare la partecipazione attiva dei nuovi consumatori, non solo attraverso le pagine social, ormai date quasi per scontato dai Millennials, ma anche attraverso attività più originali e coinvolgenti.

3) L'hype e le relazioni offline sono gli elementi trainanti nelle scelte d'acquisto
Hype. Una parola che le aziende dovrebbero imparare a masticare, se vogliono conquistare i Millennials. Ma come rendere un prodotto tanto appetibile da scatenarne l'hype? Semplice: stimolando le raccomandazioni e il passaparola tra le persone. Sono proprio le raccomandazioni degli amici a guidare le scelte di acquisto dei Millennials. Secondo lo studio, è il passaparola a essere considerato la forma prediletta di pubblicità, poiché autentico, spontaneo e proveniente da persone di fiducia.

L'efficacia del WOM? La dimostra questo studio.

Qual è la vera forza di un brand? Ovviamente i consumatori, i quali parlano l’uno con l’altro di un brand, della loro esperienza con un brand e di quello che pensano di un determinato brand. Quanto le conversazioni tra consumatori siano importanti per un brand lo dimostrano anche i risultati dello studio Nielsen Global Trust of Advertising del 2015, secondo il quale l’83% dei consumatori si fida soprattutto dei consigli di amici e parenti (il cosiddetto Word of Mouth).

Ancora però ci sono dei dubbi sull’efficacia del Word of Mouth (WOM) come alleato del marketing di un brand. Tra le domande più frequenti: come si reagisce al passaparola negativo? Il WOM sortisce qualche effetto sulle persone che non hanno mai sentito parlare del brand prima d’ora? Ifwom, il più grande istituto indipendente per le misurazioni WOM in Europa, ha analizzato 42 campagne di Marketing Collaborativo in 8 paesi diversi, raccogliendo insight da 31.322 consumatori che hanno partecipano a queste campagne negli scorsi due anni.

Il WOM è prevalentemente positivo

I risultati dello studio confermano quello che si può definire un vero e proprio trend: la maggioranza del WOM è in realtà molto positivo. Una condizione importante è che il prodotto sia di alta qualità e che mantenga quello che promette. Altri studi mostrano che un’esperienza positiva con un prodotto semplicemente motiva le persone a parlarne con altri. Inoltre, le persone hanno una tendenza minore a diffondere WOM negativo per una questione di autopromozione: con il WOM positivo ci si pone in una luce migliore nei confronti dei propri amici e conoscenti. È quella che Jonah Berger chiama la “moneta sociale”, uno dei sei motivi per cui le persone parlano di prodotti.

Oltre il 60% conosce un prodotto grazie al WOM

ifwom conclude con la constatazione che i consumatori risultano essere molto selettivi quando si tratta di scegliere le persone con cui condivideranno le informazioni, perché vogliono essere sicuri che quest’ultimi siano interessati al prodotto e quindi a quello che loro andranno a raccontare. Uno dei risultati più impressionanti di questo studio infatti è che in media il 62% dei consumatori ha conosciuto il prodotto tramite il WOM. Questo studio condotto su 42 campagne di Marketing Collaborativo conferma quindi che il WOM è anche un mezzo efficace per raggiungere nuovi clienti.

Clicca qui per leggere lo studio completo di ifwom.

Gli influencer secondo trnd

In seguito al dibattito scatenato dal Fatto Quotidiano, noi di trnd ci siamo interrogati sul significato del termine “influencer”. Ecco la nostra riflessione in merito.

Influencer. Una parola sicuramente di moda, che va a indicare quelle persone che influenzano lo stile di vita di chi le guarda, in genere attraverso i social network, o che contribuiscono con il proprio pensiero e la propria personalità allo svilupparsi di nuove tendenze. Si tratta molto spesso di atleti, modelle, attori e professionisti dei più svariati settori, ma anche di persone che hanno costruito la propria immagine attorno al desiderio di diventare un punto di riferimento per gli altri. Da qui la critica dell’articolo uscito sul Fatto Quotidiano.

Ora: se essere “influencer” significa avere la capacità di influenzare il parere e le decisioni d’acquisto delle altre persone, beh, allora tutti noi lo siamo.

Lo siamo quando acquistiamo un nuovo shampoo che rende i nostri capelli morbidissimi e lo consigliamo alle colleghe che si lamentano dei propri. Oppure quando troviamo la marca di biscotti che piace ai nostri figli e la raccomandiamo a quei genitori che come noi si affliggono per l’inappetenza dei propri bambini. Tutti noi, nel piccolo della nostra vita quotidiana, siamo capaci di influenzare le decisioni d’acquisto delle persone che conosciamo.

Tutti noi, quindi, siamo degli “influencer”.

Molto spesso le aziende si servono di testimonial e “influencer” per promuovere i propri prodotti. Una strategia che sicuramente ha degli effetti molto importanti sull’immagine di un determinato marchio o prodotto. Ma perché non investire anche su chi effettivamente determina le scelte dei consumatori, ovvero i consumatori stessi? trnd crede nei consumatori e nelle loro potenzialità in qualità di veri e propri influencer. E come noi, tante aziende hanno riposto la stessa fiducia nelle persone comuni, iniziando a scoprire il mondo del Marketing Collaborativo trnd e dando inizio a una vera e propria collaborazione con loro.

Se anche a te interessa scoprire come utilizzare le potenzialità nascoste dei consumatori, allora clicca qui!

Le aziende sono pronte a seguire l'evoluzione del consumatore?

In trnd ci piace parlare del consumatore, di come nell'ultimo decennio si sia evoluto e, grazie anche alla spinta di nuove tecnologie e mezzi di comunicazione digitale, di come sia diventato il protagonista delle strategie marketing del futuro.

Consumatori - Marketing Collaborativo

I consumatori moderni hanno abbracciato il loro nuovo ruolo e sono pronti a collaborare con le aziende, contribuendo con il loro punto di vista a migliorare i prodotti e "lavorando" fianco a fianco con i loro brand preferiti per renderli più conosciuti.

Le aziende e il cambiamento

Quando parliamo di aziende, invece, non si può sempre affermare lo stesso: i brand sono pronti ad affrontare i cambiamenti che sta vivendo la figura del consumatore? In tema con queste riflessioni sono gli argomenti trattati nel HR Innovation Forum di Bologna lo scorso marzo, durante il quale si è parlato del cambiamento dei mercati e della necessità, per le aziende, di stare al passo. "Fino a poco tempo fa erano i Marketers a creare i bisogni. Oggi ci ritroviamo in situazioni, in cui i consumatori sono più evoluti dei Marketers, che, rallentati da strutture aziendali rigide, non riescono a rispondere adeguatamente a un consumatore così veloce nell’abbracciare il cambiamento e sempre più carico di aspettative. Mettere il cliente al centro significa anche questo: saperlo ascoltare e saper rispondere alle sue esigenze, oggi così fortemente evolute, rispetto a qualche tempo fa" - ha detto Cristina Colombo, Chief Client Officer di TNS Italia in un'intervista per mymarketing.net.

Questa non e una novità per il Marketing Collaborativo di trnd, in cui la collaborazione tra l’azienda e il consumatore nel creare un valore condiviso gioca il ruolo fondamentale. Le aziende hanno bisogno di capire che cosa i consumatori comprano in termini di esperienze e aspettative, e cosa succede dei loro prodotti una volta acquistati: essi vengono non solo “consumati” ma anche valutati, paragonati, condivisi, e resi parte della propria vita. In questo senso, il passaggio al Marketing Collaborativo è espressione di un’evoluzione generale della logica del marketing di consumo, che si sviluppa da una logica product-based a una logica service-oriented: continuando a seguire questa tendenza, i brand metteranno sul mercato sempre meno prodotti singoli e distinti, sostituendoli con servizi sempre più olistici che creano il valore del brand proprio attraverso la collaborazione col consumatore. Il Marketing Collaborativo è il marketing che ha compreso queste dinamiche e utilizza gli strumenti giusti per capire i processi in atto durante l’utilizzo e la condivisione del prodotto ed è quindi in grado di fornire alle aziende quelle informazioni mancanti nel marketing tradizionale.

I nuovi consumatori

Un altro segnale dell'evoluzione dei mercati ci viene da Futurbuy, indagine online che Gfk realizza dal 2006 e che rileva comportamenti e atteggiamenti dei consumatori nel processo di shopping. L’edizione 2015 di FutureBuy ha coinvolto 25.000 consumatori provenienti da 25 paesi, tra cui per la prima volta anche l’Italia, evidenziando le principali tendenze che riguardano il modo di fare shopping nel nostro paese. Tra i risultati più importanti che sono emersi, oltre alla grande influenza che l'uso delle nuove tecnologie, come smartphone e tablet, hanno sulle nostre abitudini di acquisto, c'è la nascita di un nuovo segmento di consumatori che Gfk definisce Leading Edge Consumer (i consumatori più smart, ovvero gli early adopter, gli innovatori, gli appassionati) sempre meno propensi a essere influenzati passivamente da retailer, brand e pubblicità, e "sempre più inclini a intraprendere un dialogo paritario, basato sullo scambio reciproco di input, per la costruzione di prodotti e servizi tarati sulle proprie esigenze." come si legge in un articolo su PromotionMagazine. Insomma, sempre più inclini al Marketing Collaborativo.

Il Marketing Collaborativo contribuisce al successo anche di servizi e metodi di acquisto che utilizzano le tecnologie più all'avanguardia. È il caso di Zalando, che dopo una dopo una sola campagna di Marketing Collaborativo su trnd.it è riuscita a raggiungere 10.212 clienti in più sul proprio sito. Clicca qui per scaricare il case study completo.

I 5 vantaggi del Marketing Collaborativo

Il Collaborative Marketing è molto più del passaparola. Ecco 5 obiettivi che si possono raggiungere grazie alla collaborazione con i consumatori.

Consumatori e aziende

1. Generare awareness e aumentare le vendite
Se utilizzato in modo strategico, il Word Of Mouth marketing può stimolare il traffico nei negozi, aumentare le visite su un sito di e-commerce e dare impulso alle vendite di un prodotto. Come dimostrato dal Global Trust in Advertising del 2015 di Nielsen, il passaparola rimane la forma di pubblicità di cui le persone si fidano maggiormente. Sono quindi i consigli di amici, parenti e conoscenti a influenzare in modo più incisivo le scelte di acquisto delle persone, non l’adv tradizionale né le nuove frontiere del digital marketing.

2. Ottenere contenuti di qualità
L’AdBlock sta creando sempre più problemi alla pubblicità online e anche alle aziende, sempre più alla ricerca di nuovi metodi per rendere visibili i propri contenuti online. In questo senso, i consumatori possono offrire un valido aiuto, generando contenuti online credibili ed efficaci. Attraverso il Marketing Collaborativo è possibile stimolare la creazione di contenuti da parte dei consumatori (User Generated Content) che potenzino le altre attività di marketing dell’azienda.

3. Potenziare il marketing mix
La comunicazione e l’Adv tradizionale possono raggiungere masse di consumatori. Ma siamo sicuri che sia sempre quello di cui le aziende hanno bisogno? A volte, sono determinati target di persone a fare la differenza. Ed è proprio qui che entra in gioco il Marketing Collaborativo, aiutando le aziende a raggiungere gruppi di persone selezionate, che supportano le strategie di marketing potenziandole, agendo da veri e propri “Assistenti Marketing”.

4. Guadagnarsi la fiducia dei consumatori a lungo termine
Le aziende che si impegnano con i consumatori in modo aperto e trasparente (ad esempio attraverso una branded community) dimostrano che l’opinione dei consumatori è la loro priorità, guadagnandosi così la fiducia dei propri consumatori.

5. Ricevere insights preziosi
Uno dei vantaggi del Collaborative Marketing è quello relativo agli insights sul prodotto. A differenza dei focus group, in ogni progetto di Marketing Collaborativo vengono generati migliaia di feedback su prodotti e servizi. Inoltre, i commenti dei partecipanti ai progetti diventano proprietà dell’azienda e possono essere utilizzati per altre iniziative di comunicazione.

Curioso di scoprire in che modo è possibile raggiungere questi obiettivi? Scopri qui i prodotti e le soluzioni trnd!

Il consumatore diventa Marketing Director

Nel 2016 i riflettori sono puntati sul consumatore, il quale aumenta il suo potere di influenza sulle strategie di un brand. Edelman eleva il consumatore a Marketing Director e ci svela cosa aspettarci quest'anno nello studio Digital in 2016: The Year of Consumer-Led Communications Marketing.

Neswblog trnd company - consumer as marketing director

Empowerement è la parola che ben descrive la condizione dei consumatori dei tempi moderni: i consumatori sanno cosa vogliono e lo dicono ai brand senza timore, sono esigenti e si pongono delle aspettative molto alte. Soprattutto, i consumatori si aspettano di essere ascoltati dai brand, e di ricevere una risposta. Tutto questo emerge da uno studio di Edelman che prende in considerazione come si sono sviluppati negli ultimi anni i contenuti digitali, il coinvolgimento degli influencer e la tecnologia.

Uno dei trend identificati da Edelmann è quello che vedrà i consumatori più importanti che mai, che premieranno le aziende che si distingueranno per autenticità e creatività. Ogni anno, i risultati dell'Edelman Trust Barometer (il barometro rilevatore della fiducia) mostrano come la maggior parte dei consumatori si fidi di coloro in cui si possono identificare. I brand che vorranno rimanere al passo coi tempi dovranno coinvolgere i Consumatori nella propria strategia marketing, come dei veri e propri Marketing Director.

In trnd, siamo da sempre convinti che la vera forza di un’azienda siano i propri consumatori e utilizzare il loro potenziale all’interno delle strategie di marketing è la chiave del successo di ogni brand. Sei curioso di scoprire come? Dai un’occhiata alle soluzioni trnd per coinvolgere i consumatori nel tuo marketing mix!

L'amore nel marketing

La crescente offerta di prodotti e servizi che già da tempo caratterizza la nostra epoca sta spingendo le aziende a una nuova sfida. Ormai, vendere non è più sufficiente: il consumatore lo si conquista facendolo innamorare. Ma come succede nella vita quotidiana, non è sempre facile innescare quella scintilla da cui scaturisce l’innamoramento. E qui entra in gioco il Marketing Collaborativo.

trnd

Sono tanti gli spot televisivi che ci hanno fatto ridere, commuovere o semplicemente emozionare: ma quante volte ci capita di ricollegare il brand a quell’emozione che ci ha suscitato lo spot? Poche, diciamocelo. Connettersi in modo profondo ai propri consumatori, veicolando il proprio sistema di valori, va al di là della mera pubblicità.

Il consumatore moderno, sempre più attento e consapevole di cosa acquista, orienta le proprie scelte anche in base ad una valutazione del brand presente sugli scaffali del supermercato: “La marca xy rappresenta il mio stile di vita? Mi sento in linea con i valori di questo brand?”, sono queste alcune delle domande che il consumatore si pone a livello subconscio.

Diventa così indispensabile rivoluzionare i propri modelli comunicativi, allineandoli alle necessità delle persone. Ma come farlo? Semplice: attraverso l’ascolto, profondo e prolungato, dei propri consumatori. Alla base del Marketing Collaborativo di trnd c’è proprio questo: l’azienda viene messa in contatto con migliaia di consumatori, che per la durata di 4-6 settimana ne diventano gli alleati n°1. I partecipanti a un progetto trnd vengono completamente coinvolti nelle strategie di marketing del brand, testando i prodotti, facendoli conoscere, esprimendo la propria opinione in merito e prendendo parte ai processi di co-creation. E una volta coinvolti in tutto questo, scommettiamo che il brand avrà guadagnato migliaia e migliaia di nuovi innamorati? :)

Clicca qui per scoprire alcune soluzioni per far scoccare la scintilla tra aziende e consumatori.

3 falsi miti sul dialogo con i consumatori

Cosa significa davvero ascoltare i consumatori? E quali sono gli errori più frequenti nel farlo? Ecco i 3 falsi miti più frequenti sul dialogo con i consumatori!

1) Postare contenuti su Facebook e sugli altri social network è il modo migliore per entrare in contatto con i consumatori e iniziare un dialogo con loro.
Che l’entrata delle aziende nel mondo dei social significhi un avvicinamento delle stesse ai consumatori è fuori da ogni dubbio. Ma siamo sicuri che quello che avviene su questi nuovi canali media sia davvero una forma di dialogo? Gabriele Troilo, docente di Brand Management all’Università Luigi Bocconi di Milano, ritiene che quello delle aziende sui social network sia un tipo di ascolto tradizionale, che si basa sull’assunto “io ti faccio una domanda, tu mi dai la risposta, il tuo contributo è finito”. Si tratta dunque di un processo spezzato, che manca dell’interscambio tra azienda e consumatore tipico invece del marketing collaborativo, dove il consumatore è seguito in tutte le fasi della fruizione del prodotto, in un sistema di feedback che permette un dialogo circolare e costruttivo.

2) I consumatori non sono in grado di esprimere i propri bisogni in fatto di prodotti e servizi.
Un errore molto comune è quello di considerare i consumatori come soggetti passivi, bersaglio delle strategie di marketing del brand e ultimo anello del processo produttivo. In realtà, il ruolo del consumatore è in piena trasformazione. Uno dei temi più discussi del momento è quello del fenomeno dell’empowerment del consumatore, sempre meno “product taker” e sempre più soggetto attivo e narrante delle proprie esperienze di prodotto. Bombardato dalla pubblicità e da una crescente offerta di prodotti, il consumatore moderno orienta le proprie scelte d’acquisto in modo indipendente, valutando e giudicando l’offerta a sua disposizione con criterio e consapevolezza. In questo contesto, il consumatore è sia in grado di esprimere le proprie esigenze in fatto di prodotti, che di diventare lui stesso il comunicatore del brand e del suo prodotto, poiché sa esattamente come descriverli e conosce il linguaggio più adatto per farlo.

3) I commenti e i feedback negativi sono spesso il risultato del criticismo gratuito tipico del web.
È vero, l’avvento di internet ha reso tutti più liberi di esprimere la propria opinione, anche in modo avventato, senza alcuna conseguenza diretta. Sui social network, ad esempio, le aziende si trovano a dover rispondere all’annosa domanda: qual è il modo migliore per gestire una critica o un commento “scomodo”? Molto spesso si è tentati di cancellare i commenti incriminati. In questo modo però, si sottovalutano i feedback negativi giunti dai consumatori, che potrebbero invece aiutare l’azienda a migliorare i propri servizi o i propri prodotti. Rispondere alle critiche con altrettante domande permette invece di analizzare la causa dell’insoddisfazione dei consumatori, prendendo atto delle modifiche da apportare ai prodotti e creando un rapporto di fiducia con i propri clienti.

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L'engagement è la nuova moneta del marketing?

Qualità vs quantità: questa è la nuova tendenza del marketing che molte grandi aziende stanno seguendo per aumentare l'engagement dei propri consumatori.

Una notizia recente è che L'Oréal, colosso mondiale nel settore beauty, ha deciso di lanciare un sito unbranded il cui scopo non è solo promuovere brand e prodotti, ma anche presentare contenuti di qualità sul tema beauty. Fab Beauty, questo il nome del sito, presenta contenuti curati da influencer del settore beauty e fashion, riguardanti nuove tendenze, consigli e novità da tutto il mondo.

Una scelta piuttosto rivoluzionaria per il mondo del marketing, dove il motore di tutto è il ROI. L'Oréal invece stupisce decidendo di puntare su engagement di qualità piuttosto che sul commercio di massa. Sulla stessa scia si muove anche LVMH, attiva nel settore de lusso, che ha già presentato il sito Nowness, dedicato ad arte e filmografia che fa da vetrina a film maker affermati ed emergenti.

Questa tendenza all'engagement rispecchia in pieno quello che in trnd sosteniamo da sempre con il Marketing Collaborativo e il potere dei consumatori: mentre l'advertising classico viene spesso percepito come invadente e non veritiero, i consigli dei pari o dei veri esperti di un settore sono molto più degni di fiducia e possono quindi influenzare le nostre decisioni d'acquisto.

Questo è anche confermato da un sondaggio svolto da Nielsen tra i consumatori nel primo trimestre del 2015 sulla fiducia nei confronti di vari mezzi di comunicazione: per l’acquisto di nuovi prodotti, il 78% si fida soprattutto dei consigli di amici e conoscenti e il 60% delle opinioni di altri consumatori sul web.

L'Oréal e LVMH presentano, nelle loro piattaforme, sì contenuti dedicati ai propri brand ma anche contenuti riguardanti i brand competitor, oltre a delle storie di qualità che coinvolgono i consumatori e forniscono loro un valore aggiunto. I fatti danno loro ragione: il bounce rate di Fab Beauty è minore al 25% e i consumatori sono entusiasti.

In questo modo si pongono le basi per costruire quella che è la vera forza di ogni brand: una ampia base di consumatori leali e affezionati che parlano volentieri ai propri amici del loro brand preferito.
Dopo questo importante primo passo, come continuare? È molto semplice: integrando la soluzione trndsphere Collaborative Marketing Suite di trnd al proprio sito non solo si crea engagement tra i consumatori ma si può anche fondare un proprio CRM e trasformarlo in una squadra di Assistenti Marketing. Vuoi scoprire di più? Scrivici le tue richieste e saremo lieti di darti più informazioni!

La forza del Collaborative Marketing di trnd: cosa dicono di noi

Durante l'evento insieme a Largo Consumo abbiamo raccolto alcuni pareri sul Marketing Collaborativo. A parlare di noi, i rappresentanti di due aziende già clienti di trnd e un ricercatore dell'Università Luiss di Roma.

Qual è l'esperienza delle aziende che hanno collaborato con trnd? Quali sono stati gli obiettivi raggiunti grazie alle campagne di Collaborative Marketing? E perché la collaborazione con i consumatori sta assumendo un ruolo sempre più dominante nelle strategie di marketing di oggi?

A queste e altre domande hanno risposto Vito Tassiello, PhD Candidate in Management presso l'Università Luiss di Roma, Iacopo Biondi, Segment Marketing Manager di Hawaiian Tropic e Wolfgang Sparer, Marketing Director di Loacker.

Ecco cosa dicono di noi in un breve video.

trnd insieme a Largo Consumo per riflettere sulle sfide del marketing del futuro

Fare la conta dei like e dei commenti sui social network è davvero rappresentativo di un coinvolgimento attivo dei consumatori? Su questa domanda ci siamo interrogati il 12 maggio durante il workshop “La marca oltre il social media marketing: il Collaborative Marketing”, organizzato da trnd in collaborazione con il magazine Largo Consumo presso la Blend Tower di Milano.

Ecco un video riassuntivo dell'evento:

Tema centrale dell’appuntamento è stato il ruolo del Collaborative Marketing nel dialogo tra marca e consumatore moderno, sempre più desideroso di collaborare con le marche per supportarle nelle strategie di comunicazione e nella creazione di prodotti sempre migliori. Una potenzialità, quella dei consumatori, che non viene ancora riconosciuta dalle aziende, spesso ancora focalizzate sui social network, diventati ormai mere piattaforme pubblicitarie.

Ad aprire il workshop è stato Vito Tassiello, Dottorando in Comportamenti del Consumatore presso la Luiss di Roma, che ha illustrato le basi scientifiche del Word of Mouth evidenziandone l’efficacia come punto di forza del marketing.

L’incontro, moderato da Armando Garosci, giornalista di Largo Consumo, è proseguito con gli interventi di Martin Oetting, Collaborative Marketing Strategist e Milvia Bonvicino, Head of Client Services di trnd Italia, che hanno presentato il Collaborative Marketing di trnd e la sua realizzazione pratica: attraverso le campagne di trnd è possibile canalizzare tutto l’entusiasmo dei consumatori in obiettivi concreti, come quello di ottenere un team di Assistenti Marketing pronti a supportare le aziende nelle strategie di comunicazione.

A dare una dimostrazione pratica dell’efficacia delle campagne di Collaborative Marketing di trnd sono intervenuti infine Iacopo Biondi, Segment Marketing Manager di Hawaiian Tropic e Wolfgang Sparer, Marketing Director di Loacker, che hanno raccontato la propria esperienza con trnd, riportando i case study di successo al pubblico presente in sala.

Per saperne di più delle campagne di Collaborative Marketing offerte da trnd potete contattarci qui.

Facebook e Twitter sono lo specchietto per le allodole del marketing?

Oggigiorno, escludere i social network da un marketing plan non è immaginabile. Ma tanti brand, pur avendo migliaia di fan e follower su Facebook o Twitter, non ottengono il successo sperato.

La domanda sorge spontanea: che i social network siano solo belle parole all'interno delle strategie di marketing di aziende, grandi o piccole? Se analizziamo i numeri, l'ipotesi sembra fondata.

Gli enormi investimenti di tempo e denaro non sembrano dare i profitti sperati in gran parte delle aziende, come sostiene Nate Elliott, vice presidente dell'azienda di ricerca di mercato Forrester, all’interno del saggio “Social Relationship Strategies that work".

Tantissime aziende hanno creato al loro interno reparti specializzati nella gestione dei social network, cercando di affermarsi in questo settore. Ma questo porta raramente ai risultati attesi. Gran parte dei post pubblicati, infatti, raggiunge una frazione molto limitata di follower: quella del 2%. E la percentuale della condivisone di questi post è ancora più bassa, sfiorando lo 0,2%.

Secondo Elliott, il motivo per cui i social network non hanno l’effetto desiderato da molte aziende è il seguente:

“È ovvio che Facebook e Twitter non consentono di stabilire il tipo di relazione con i consumatori che vorrebbero i marketing manager. Ora è tempo di iniziare a costruire strategie per relazioni sociali attorno ai siti stessi delle aziende, in modo che possano offrire l’appropriato controvalore.”

Il Marketing Collaborativo offre proprio questo ai brand e ai consumatori: un rapporto vero, che è il risultato del lavoro di team e del dialogo, in modo completamente volontario e gratuito. È tempo di ripensare le strategie di marketing, quindi – e di dare un’occhiata a quanto è ampio il raggio d’azione del Marketing Collaborativo scoprendo i vari formati delle campagne trnd.

Perché i consumatori preferiscono consigliare un brand di persona piuttosto che farlo su Facebook

Noi di trnd dobbiamo costantemente confrontarci con i più disparati obiettivi di Word-of-Mouth, come quello relativo ai clienti per i quali è opportuno stimolare il consumatore a fare passaparola online. Infatti, più i prodotti oggetto di una campagna WOM sono costosi e duraturi, più è utile per il cliente che i consumatori divulghino le proprie impressioni sul web.

La spiegazione è semplice: normalmente più un prodotto è costoso, più aumenta il rischio da parte del consumatore, che non vuole sbagliare acquisto. Per questo motivo le recensioni online sono di fondamentale importanza per chi cerca pareri ed impressioni sul prodotto che desidera acquistare. Le recensioni dei partecipanti di una campagna WOM di trnd contribuiscono quindi a creare un impatto positivo del brand sia nei risultati di ricerca che nella percezione generale del brand. Per i clienti che producono prodotti di costo minore e venduti presso i supermercati invece, ha meno senso stimolare le recensioni online, poiché i consumatori non cercano informazioni via web sui prodotti a basso costo. In questi casi il passaparola spontaneo offline, spesso tramite distribuzione di campioni, è la soluzione migliore per far conoscere questi brand e prodotti.

Ma questo ovviamente è il parere del marketing. Una nuova ricerca si focalizza sull’altro lato della medaglia, ovvero quella del consumatore e del suo comportamento relativo sia ai social media che al passaparola quotidiano. I ricercatori hanno infatti scoperto che i consumatori preferiscono in genere condividere le proprie opinioni di persona, piuttosto che sui social network. Il motivo? Le persone trovano rischioso rendere le proprie opinioni accessibili a una vasta cerchia di persone e disponibili in modo permanente su una piattaforma social. Parlare davanti a un cerchio ristretto di amici e conoscenti rende invece possibile un controllo migliore di chi e come diffonde il proprio parere.

La volontà di condividere opinioni sui prodotti tramite i social media raggiunge lo stesso livello di quella di fare passaparola offline solo in quei consumatori che necessitano di "migliorare il proprio profilo pubblico". In altre parole: chi ha particolarmente a cuore il modo in cui viene percepito dagli altri amici online sarà sia felice di condividere le proprie opinioni sui social network sia di fare passaparola offline.

Di solito questo viene confermato dalle nostre campagne WOM: se lasciati liberi di scegliere, i partecipanti di una campagna WOM risultano essere più attivi nel passaparola offline rispetto che nel Word-of-Mouth via web. Per stimolare quest’ultimo, noi di trnd concepiamo campagne online WOM ad hoc mirate alla diffusione di opinioni sui social network, siti di opinioni e blog.

Lo studio: Eisingerich, A.B., et al., Why recommend a brand face-to-face but not on Facebook? How word-of-mouth on online social sites differs from traditional word-of-mouth, Journal of Consumer Psychology (2014), http://dx.doi.org/10.1016/j.jcps.2014.05.004

Qual è il futuro del Consumer Marketing nel 2015?

Se ne parla tanto, forse troppo. I marketers stanno cercando di orientarsi tra nuovi concetti, sfide e cambiamenti: real-time bidding, content marketing, advocacy, misurazione ROI e automazione; mentre Facebook si sta definitivamente allontanando dai social.

Sembra che il futuro non sia mai stato così complicato e confusionario. In questo scenario caotico tuttavia, esistono due tematiche di fondo che contribuiscono alla determinazione del futuro del marketing, completandosi e supportandosi a vicenda: l’automazione e i “Big Data” da un lato, la collaborazione e il dialogo dall’altro.

Automazione e big data

L’Online Marketing si sta muovendo in una nuova direzione, soprattutto da quando Facebook sta abbandonando il settore del marketing del dialogo e del coinvolgimento per avvicinarsi invece a quello della pubblicità di massa. Il moltiplicarsi di piattaforme online, forum e gruppi rende inevitabile l’automazione del marketing. I brand hanno ora a disposizione sia gruppi globali che soluzioni a livello locale ed europeo che offrono sistemi di global targeting altamente sofisticati: senza un supporto automatizzato nel real-time targeting e nel buying sarà infatti sempre più complicato prendere decisioni corrette in merito alle piattaforme online. Il miglioramento degli algoritmi e dei modelli analitici di questi sistemi automatizzati rende possibile ai brand di raggiungere i consumatori in modo più efficace e con un budget minore.

Questo significa che il futuro del marketing procede verso una pubblicità di massa impersonale mentre il dialogo appartiene solo alle reti sociali? Stiamo davvero tornando all’ “epoca d’oro” del settore pubblicitario degli anni ’60 (à la Mad Men)? Solo che ora la pubblicità sarà gestita da algoritmi che la ottimizzano in tempo reale? Naturalmente no. Questo vorrebbe dire trascurare il secondo lato della medaglia: la collaborazione e il dialogo.

Collaborazione e dialogo

Il secondo grande trend nel marketing consiste nella collaborazione e nel dialogo. Il fatto che le campagne dei mass-media siano sempre più automatizzate e globalizzate, lascia più tempo a disposizione per l’interazione e il dialogo con i consumatori, elementi cruciali per il successo di un marchio. Per un certo periodo i brand hanno cercato di farlo con Facebook, ma ora è ormai chiaro che non sia possibile. Da un lato perché Facebook non ha mai permesso un’interazione profonda con i consumatori, dall’altro perché Facebook si sta focalizzando su quello che sa fare meglio: l’offerta di soluzioni di online advertising personalizzate.

Ma se il “business model” di Facebook non è più quello della collaborazione e il dialogo, non vuol dire che sia questa la direzione giusta da intraprendere del marketing. Anzi, tutto il contrario. Le persone continuano ad essere connesse, a comunicare, a condividere le proprie opinioni. E i brand devono entrare a far parte di questo processo, collaborando con i consumatori e dando loro la parola. Gli ambasciatori dei brand, i fan e gli “evangelists” sono fondamentali per un marchio e le sue vendite, e ora come mai prima è importante costruire una brand community di appassionati fedeli ed entusiasti. Attraverso un reale “Collaborative Marketing”, i consumatori sono coinvolti nei processi del marketing, entrando in dialogo diretto con il brand di cui sono fan. E qui non si intendono i “Fan” di Facebook che mettono semplicemente un “like” alla pagina, poiché Facebook non è una community dei brand.

Con una strategia marketing basata solo sulla comunicazione di massa, il brand verrà percepito distante e impersonale, poiché viene trascurato il tocco umano che solo gli ambasciatori entusiasti possono offrire.

Il marketing dell’avvenire

I Brand Manager di successo conoscono bene l’interazione tra l’automazione della comunicazione di massa e il dialogo intensivo con gli ambasciatori di una marca. La principale sfida del marketing e dei media è quello di utilizzare al meglio i dati e i processi in modo da raggiungere un folto gruppo di consumatori attraverso diversi canali, identificando al contempo le persone che vogliono costruire un rapporto di dialogo intensivo con i brand.

Rendere questi consumatori dei veri e propri ambasciatori di un brand sarà come farli salire su un palcoscenico, da cui potranno comunicare le proprie personali esperienze con un marchio. L’entusiasmo e la partecipazione attiva dei consumatori potrà essere poi utilizzata per creare contenuti rilevanti e autentici, che potranno arricchire le campagne pubblicitarie tradizionali, rendendole più credibili. L’ambasciatore del marchio sarà motivato a consigliare ai propri conoscenti e amici il brand di cui è fan, oppure a pubblicare contenuti pertinenti online su siti d’opinione.

Si mette così in moto un circolo virtuoso che coinvolge sia automazione e “Big Data” che collaborazione e dialogo, aumentando la consapevolezza, l’immagine e la fedeltà a un marchio.

Il passaparola applicato al prodotto e i suoi effetti di rete

Il potere del marketing passaparola può essere applicato non solo in fase di promozione, ma anche durante lo sviluppo di un prodotto, di un bene o di un servizio.

Chi utilizza Skype, consiglierà sicuramente a molti amici di installare il software. Con più persone puoi comunicare via Skype, meglio è.

L'immagine mostra una famiglia con madre, padre e figlia che salutano guardando nel PC

Chi pubblica, dopo aver fatto jogging, i propri risultati sportivi su internet tramite Nike + iPod, ne potrà trarre vantaggio se anche altri amici fanno lo stesso. Solo in questo modo si può dare il via a vere e proprie "gare virtuali".

I collezionisti di figurine Panini aprrofittano se anche tanti amici acquistano le figurine. Solo in questo modo potranno fare degli scambi fra di loro.

Tutti questi esempi traggono beneficio dagli "effetti di reti esterne". I prodotti risultano essere più utili nel momento in cui vengono utilizzati da una larga cerchia di amici e conoscenti.

Il passaparola positivo è più efficace di quello negativo – perché rimane impresso!

L‘opinione diffusa secondo la quale un‘esperienza positiva si racconterebbe “a tre persone“ ed una negativa “a dieci persone“ non è vera.

In questa ricerca di trnd abbiamo analizzato, insieme a 30.000 partecipanti al sondaggio, il rapporto tra passaparola positivo e negativo e il ruolo dei social media nel consigliare l‘acquisto di prodotti ad altri consumatori.

Se si chiede ai consumatori cosa si ricordano del loro ultimo passaparola, l’89% riporterà le esperienze positive (solo il 7% quelle negative). Anche se i consumatori si trovassero a fare un’esperienza d’acquisto fortemente negativa, difficilmente ne parleranno a più persone rispetto a coloro che, al contrario, hanno avuto un’esperienza molto positiva.

Conclusioni: le marche non devono temere il giudizio dei consumatori. Le persone diffondono più volentieri le opinioni positive e si ricordano prevalentemente delle notizie buone.

Il passaparola negativo si verifica più che altro nel campo dei trasporti e delle telecomunicazioni.

Alcuni tipi di prodotti sono soggetti in maniera esponenziale ad un’alta concentrazione di comunicazione negativa da parte dei clienti. Nel settore alimentare o della cura del corpo, invece, la frequenza del passaparola negativo è molto bassa.

Conclusioni: nel settore dei trasporti e delle telecomunicazioni le aziende possono ottenere dei commenti positivi se sorprendano positivamente i clienti. I produttori di beni di largo consumo possono fare affidamento sul passaparola: difficilmente si parlerà male dei prodotti del supermercato.

Per avere ulteriori informazioni è possibile scaricare anche la ricerca completa: Positive word-of-mouth is more effective than negative – because it sticks! (documento PDF, 1MB)

I vostri indirizzi URL sono adatti al passaparola?

Un'idea alla base del Word-of-Mouth Marketing è facilitare il più possibile il passaparola a clienti e persone interessate.

Un'ottima idea è analizzare tutti i materiali pubblicitari e informativi per scoprire se sono adatti al passaparola e se necessario ottimizarli.

Un fattore spesso dimenticato sono le URL, gli indirizzi web che portano i clienti ai servizi o prodotti online. Ecco un esempio di indirizzo URL strutturato male:

http://www.azienda.it/shop/WEBSHOP.extreme/Your Company-company_com/Website/ABC/com_DE/-/-/execute/EUR/ obiwan/W_ShowProductInfo/GoTop? Category=63dasjhg77&Shop=786shhjs&ProductID=876 asdjh&ProductID=76876duz&UserID=7866sdfhhh& SpecialID=s78676s

Ecco invece una soluzione migliore:

http://www.azienda.it/marca/prodotto

Gli indirizzi internet brevi e ben strutturati sono più semplici da ricordare e comunicare ad esempio durante una telefonata o un discorso. Un altro vantaggio è che, nell'invio di un’email, gli indirizzi internet brevi rimangono intatti sulla stessa riga e non rischiano il malfunzionamento dovuto all’interruzione di riga.

Il nostro consiglio:

Abbreviate e semplificate i vostri indirizzi internet! Un URL dovrebbe essere senza codici, comprensibile per tutti e possibilmente corto, come un buon titolo - un passo in più per rendere il passaparola facile.

Vi servono maggiori informazioni?